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Comunicato stampa

Per la sostenibilità delle Alpi sono necessari sia la pecora che il lupo

Ricca diversità biologica nelle Alpi: il lupo appartiene alla fauna autoctona. (c) Rudolpho Duba, pixelio.de

L’agricoltura alpina contribuisce a conservare la ricca diversità biologica. I grandi carnivori fanno parte di questa diversità. Per la riuscita della coesistenza gli agricoltori di montagna hanno bisogno del sostegno della società. E’ questa la richiesta della CIPRA in occasione della Giornata internazionale della montagna, l’11 dicembre 2014. Le discussioni devono essere affrontate in maniera circostanziata e su basi aggiornate.

In occasione della prossima Giornata internazionale della montagna, l’11 dicembre 2014, l’agricoltura di montagna funge da modello di una gestione sostenibile. Essa è esposta a molti fattori esterni: l’urbanizzazione, lo spopolamento, la globalizzazione sono solo alcuni. Nelle Alpi il ritorno dei grandi predatori mette gli agricoltori davanti a nuove sfide: devono cioè adattare le loro forme di gestione. Per questo hanno bisogno del sostegno della politica e della società.

Il ritorno dell’orso, del lupo e della lince non rappresentano la principale sfida per l’agricoltura di montagna, ma sono al centro di un aspro dibattito. Una reazione viscerale non è affatto rapportabile alla presenza reale di grandi carnivori e ai danni da loro causati agli animali da allevamento (si veda il dossier online «Vivere con i grandi carnivori»). Una minoranza – soprattutto di allevatori, cacciatori e ambientalisti – governa il tema. I politici si limitano a cavalcare l’ondata emotiva. «Occorre che il piano emotivo sia svincolato dal piano tecnico oggettivo», afferma Claire Simon, Direttrice della CIPRA Internazionale.

Le popolazioni non sono (ancora) in grado di sopravvivere

Gli Stati alpini si sono ripetutamente espressi a favore di una coesistenza con i grandi carnivori, fra l’altro con la Convenzione di Berna, La Direttiva Fauna-Flora-Habitat della UE e la Convenzione di Washington sulla protezione delle specie di fauna e flora selvatiche delle Nazioni Unite. In diversi Paesi alpini – specie in Francia e Svizzera – si sta dibattendo sulla possibilità di cacciare il lupo, indipendentemente dal fatto che abbia predato animali da allevamento o meno. A tale riguardo sono decisivi i criteri su cui sono basate le autorizzazioni al prelievo. Un intervento precoce, prima del consolidamento delle popolazioni, dovrebbe essere impedito. E considerando l’intero arco alpino, ne siamo ancora molto lontani (si veda il dossier online «Vivere con i grandi carnivori»).

Usare le piattaforme esistenti

C’è bisogno di norme vincolanti a livello internazionale, basate su basi scientifiche ed esperienze pratiche, che regolamentino la gestione dei grandi carnivori. Per la definizione di queste norme è opportuno basarsi sulle piattaforme esistenti, fra cui la Piattaforma «Grandi carnivori, ungulati e società» della Convenzione delle Alpi, o la neo costituita «Piattaforma europea in materia di coesistenza tra uomo e grandi carnivori» – purché naturalmente ne ottengano il mandato da parte della politica.

Un’eventuale regolazione deve essere proporzionata al reale danno possibile. Pur nella sua gravità per i singoli allevatori, l’impatto della predazione di animali da allevamento sulla macroeconomia è scarsa. E’ importante che gli agricoltori di montagna ottengano un sostegno: da parte delle autorità tramite programmi di protezione delle greggi, comprendenti risarcimenti per gli animali predati; dal mondo scientifico tramite nuove conoscenze, metodi ed esempi applicativi; dalla popolazione tramite comprensione ed accettazione.

Prendersi cura della biodiversità - base della nostra vita

La protezione delle greggi è una prassi in uso da secoli. Anche i costi non sono eccessivi. Nelle Alpi questo servizio deve essere ricostituito e adattato alle condizioni attuali. Non c’è ragione di abbandonare tutto solo per qualche incidente di percorso. Un rischio residuo rimarrà comunque. Chiedere che non ci siano danni agli animali da allevamento è illusorio quanto chiedere che non ci siano incidenti stradali.

La diversità biologica è la base della nostra vita. E i grandi carnivori ne fanno parte. La coesistenza richiede la disponibilità e la capacità di adattamento dell’uomo. Claire Simon, direttrice della CIPRA, ne è convinta: «Dobbiamo discutere: quanti grandi carnivori sono necessari dal punto di vista dell’ecologia, quanti sono socialmente compatibili e come è possibile sostenere le persone danneggiate?». Per i grandi predatori è sempre in gioco la sopravvivenza quando c’è un contatto con l’uomo. «Noi siamo responsabili non solo di noi stessi, ma di tutte le specie e dei  loro habitat.»

Ulteriori informazioni:  www.cipra.org/it/dossiers/grandi-carnivori

Per maggiori informazioni rivolgersi a:

Claire Simon, Direttrice CIPRA Internazionale, +423 237 53 53 claire.simon@cipra.org

Barbara Wülser, Responsabile della comunicazione CIPRA Internazionale, +423 237 53 11 barbara.wuelser@cipra.org

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