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Tendenze

Tendenza: Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è un fenomeno globale, i cui effetti sono però percepibili a livello locale. Le Alpi sono doppiamente interessate: sia per le emissioni al di sopra della media che per il riscaldamento, anch’esso superiore alla media.

Nelle Alpi le temperature aumentano a una velocità doppia rispetto alla media globale. Questo per diversi motivi. In generale il riscaldamento è più marcato al di sopra delle masse continentali. Nelle Alpi si aggiungono ulteriori effetti aggravanti a causa delle particolare condizioni topografiche e geologiche. Particolarmente problematici risultano in particolare gli effetti retroattivi: quanto minore e di minore durata la copertura di ghiaccio e neve, tanto maggiore sarà il riscaldamento della superficie libera da neve e ghiaccio e più rapido lo scioglimento di neve ghiacci.

Il paesaggio alpino si modifica

I cambiamenti indotti dal riscaldamento globale si manifestano con maggiore evidenza sui ghiacciai. Negli ultimi decenni molti ghiacciai alpini si sono ritirati, talvolta fino a dimezzare la loro estensione originaria e, entro la fine del secolo, è possibile che tutti i ghiacciai alpini, con pochissime eccezioni, siano completamente scomparsi. Le conseguenze del ritiro dei ghiacciai e del permafrost sono una maggiore instabilità dei versanti, con il crollo di massi e frane, ma anche un aumento delle precipitazioni intense e delle colate di detriti.

L’aumento delle temperature produce effetti anche sull’immensa diversità biologica delle Alpi: il limite del bosco sale di quota, le zone vegetazionali si spostano verso nord e più in alto. A rimetterci sono le specie legate agli habitat più freschi e d’alta quota. Circa il 45% delle specie alpine sono minacciate di estinzione entro la fine del secolo.

Le Alpi sono un modello

Gli abitanti delle Alpi tuttavia non sono solo vittime, ma anche corresponsabili del riscaldamento climatico. Il loro consumo di energia pro capite supera di circa il 10% quello della media europea – soprattutto a causa della lunghezza mediamente maggiore dei tragitti e del traffico turistico e del tempo libero. Nel traffico si riscontra anche il maggiore aumento di emissioni serra. E il problema è destinato ad accentuarsi ulteriormente per la crescente mobilità.

I cambiamenti del paesaggio sollevano anche la questione di come l’uomo imposta il proprio rapporto con la natura nelle Alpi. Gli abitanti delle Alpi devono adattare i loro modi di vivere e fare economia. L’aumento delle temperature rappresenta una sfida particolare per la selvicoltura, l’agricoltura, la produzione di energia e il turismo, settori che sono anche sottoposti al crescente rischio di catastrofi naturali e subiscono la pressione dell’aumento dei trasporti e degli insediamenti. Altri importanti campi d’azione sono l’innovazione sociale e la pianificazione territoriale.

Per quanto il contributo dei 14 milioni di abitanti dello spazio alpino alla riduzione delle emissioni globali di CO2 possa essere relativamente modesto, esso assume tuttavia un’importanza essenziale: la società avanzata della regione alpina è un modello per molte altre regioni di montagna e indica una strada da seguire. Perciò essa può svolgere un ruolo da battistrada per la protezione del clima.

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Tendenza: Mobilità in aumento

Mentre il numero di viaggi giornalieri delle persone rimane costante nei decenni, i singoli spostamenti diventano sempre più veloci e quindi anche più lunghi. Purtroppo molti di questi spostamenti avvengono ancora in auto e la maggior parte degli spostamenti avviene in un territorio circostritto intorno alla propria abitazione. A causa di diversi fattori prevalentemente geografici come ripidità, distanza centri-abitazioni, insediamenti dispersi, il fenomeno dei spostamenti in auto è maggiore nelle Alpi che nelle regioni extra-alpine.

Negli ultimi decenni ovunque si sono costruite e potenziate strade a tutto spiano. Tale circostanze, unita alla carenza di regolamenti, ha fatto sì che il traffico individuale a motore aumentasse molto di più rispetto al trasporto pubblico. Sia per quanto concerne gli spostamenti brevi sia per quelli di lunga percorrenza. Contemporaneamente la mobilità viene a sua volta limitata da ingorghi e congestionamento stradale.

Il turismo porta un aumento del traffico

La specializzazione e segmentazione dell’economia comporta un trasferimento dei posti di lavoro dalla campagna alle aree urbane, innescando così un aumento del traffico pendolare. Nelle regioni alpine scarsamente abitate la spesa delle famiglie per i trasporti supera di circa un terzo la media delle aree più densamente popolate. La pressione dell’emigrazione è in aumento. In tutto ciò tuttavia non è mai stato dimostrato che la realizzazione di progetti stradali favorisca un maggiore sviluppo economico nelle Alpi. 

Anche il turismo e i comportamenti del tempo libero portano molto traffico nelle Alpi: l’84% dei viaggi per turismo sono compiuti con l’auto privata. Sono tuttavia presenti marcate differenze tra gli Stati alpini. In Svizzera i turisti, ma anche i residenti, possono servirsi di una rete di trasporti pubblici ben sviluppata. Mentre a livello alpino, in particolare nelle aree rurali, l’offerta di trasporto pubblico cala sensibilmente. Tutti gli Stati alpini vorrebbero migliorare il trasporto ferroviario, sia passeggeri che merci, tuttavia gli sforzi si concentrano prevalentemente sulle tratte ad alta velocità, mentre le linee secondarie vengono quanto meno trascurate.

Impatto sulla popolazione e l’ambiente

Anche il traffico merci transalpino è aumentato negli ultimi anni; al Moncenisio-Frejus e al Brennero è addirittura raddoppiato negli ultimi due decenni. Circa un terzo delle merci attraverso le Alpi è trasportato su rotaia, anche qui si riscontrano tuttavia grandi differenze tra gli Stati alpini.

Il traffico di transito è responsabile solo di una piccola parte del volume di traffico. Occorre però considerare che proprio lungo i principali assi di transito la reste stradale si avvicina ai suoi limiti, sia per quanto riguarda la capacità sia per l’impatto sull’ambiente, la qualità dell’aria e il rumore. Nonostante i progressi tecnici, le concentrazioni di NOX, un agente inquinante che provoca allergie e danni ai polmoni, sono rimaste immutate o sono addirittura aumentate. I valori limite dell’ozono sono superati in molte zone delle Alpi. Il 25% delle emissioni serra nocive per il clima sono dovute al traffico, con tendenza alla crescita.

Un fattore decisivo per i comportamenti legati alla mobilità è perciò come e dove abitiamo e lavoriamo e come organizziamo il turismo. Un elemento chiave per la regolazione dei trasporti è la pianificazione territoriale.

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Tendenza: Segmentazione dell’economia

Non solo dal punto di vista geografico, ma anche economico le Alpi fanno da sempre parte del’Europa. Un tempo erano i mulattieri a garantire un vivace scambio di merci, ma erano anche portatori di diverse visioni del mondo, tra le Alpi e le regioni circostanti. Oggi sono sempre di più le imprese specializzate a insediarsi ai margini della dorsale alpina – e con esse una forza lavoro mobile e altamente qualificata. Di conseguenza le catene del valore e i percorsi per recarsi al lavoro diventano sempre più lunghi.

Sono apprezzate soppratutto alcune regioni alpine dotate di buoni collegamenti e servizi nella conurbazione metropolitana di grandi città come Ginevra o Monaco. Le imprese hanno spesso una dimensione multinazionale e sono attive nel settore dei servizi, nella ricerca o nelle produzioni di pregio. Alcune sfruttano le caratteristiche montane della zona per la loro strategia di marketing. L’urbanizzazione del margine alpino comporta un crescente consumo di suolo, l’aumento dei prezzi del terreno e una vivace mobilità pendolare. Alcune regioni del margine alpino sono collegate funzionalmente molto più strettamente con regioni extra-alpine che con il territorio alpino. Per sostenere la competizione globale per attirare insediamenti, queste regioni sono costantemente impegnate a potenziare le loro infrastrutture.

Il progresso soppianta la tradizione

Con la concentrazione in settori ad alta intensità di sapere e di creazione di valore, perdono importanza i settori tradizionali, che sono prevalentemente localizzati nelle aree rurali e nelle zone montane. Si perdono così posti di lavoro e abilità tradizionali e con ciò anche un pezzo d’identità alpina. Paradossalmente, allo stesso tempo si assiste a una rivalutazione da parte dell’opinione pubblica urbana dei prodotti autentici, così come dell’offerta di cultura e di servizi tipici dallo spazio alpino.

L’agricoltura di montagna in molte località rischia di scomparire. Le superfici difficili da coltivare a elevata pendenza vengono abbandonate, mentre si intensifica l’utilizzazione delle superfici facilmente accessibili nei fondovalle – a condizione che i terreni resistano alla pressione degli insediamenti. Le grandi aziende agricole razionalizzate, apparentemente attrezzate per la globalizzazione, provocano talvolta seri problemi ambientali. Anche molte destinazioni turistiche affrontano la concorrenza globale puntando alla crescita, alla monocultura e alla continua proposta di eventi – mettendo così a rischio la molteplice natura e la cultura alpina, cioè le basi stesse del turismo.

Il bisogno aguzza l’ingegno

Gli abitanti delle Alpi hanno scarse possibilità di influenzare queste tendenze globali. Tuttavia la pressione stimola anche l’innovazione. Alcune contadine e contadini di montagna trasformano e commercializzano direttamente i loro prodotti di qualità, offrono soggiorni di vacanza nelle loro fattorie oppure presentano ai turisti il prodotto del loro lavoro in caseifici dimostrativi. Questa impostazione aziendale multifunzionale richiede un adattamento delle offerte formative, che non siano limitate al settore agricolo. Svolgere diverse professioni allo stesso tempo è pressoché scontato per le nuove generazioni. La crescente digitalizzazione offre nuove opportunità proprio alle regioni marginali.

Risulta evidente che lo sviluppo economico nello spazio alpino, così come l’evoluzione demografica, è eterogeneo e polarizzato. Al crescere della specializzazione e della segmentazione dell’economia viene meno anche la coesione sociale. I fattori aggreganti sono costituiti da campi d’azione intersettoriali che investono tutta la società, come il rapporto tra uomo e natura, il turismo, l’innovazione sociale, l’abitazione e il lavoro, la pianificazione territoriale.

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Tendenza: Cambiamento demografico

Immigrazione ed emigrazione sono sempre state di casa nelle Alpi. Ad accentuarsi sono le differenze tra le diverse aree alpine e l’eterogeneità delle e degli abitanti.

La popolazione è complessivamente in aumento, e questo sia nel settore centrale che settentrionale delle Alpi, mentre è in calo nelle Alpi orientali. Poco più di 14 milioni di persone vivono nei circa 190.000 chilometri quadrati dello spazio alpino (stato 2013). Con 75 abitanti per chilometro quadrato le Alpi sono una delle regioni meno densamente popolate dell’Europa centrale, ma tra quelle con la più alta densità demografica tra le regioni di montagna del pianeta. Solo circa il 25% del territorio alpino è abitato in modo permanente, motivo per cui la densità insediativa in tali regioni è decisamente più alta.

Grandi differenze tra le regioni

La crescita è dovuta principalmente all’immigrazione. La capacità di attrazione è particolarmente forte nelle aree urbane e lungo i principali assi di transito. Nelle regioni periferiche – soprattutto dove il turismo è scarsamente presente – l’immigrazione non è’ sufficiente a compensare l’invecchiamento e il calo della popolazione in età lavorativa, come avviene nel caso delle Alpi austriache nordorientali e nelle Alpi orientali italiane.

I cambiamenti demografici hanno effetti sul mercato del lavoro, il tessuto sociale, gli sviluppi culturali e le esigenze relative ad assistenza e servizi di base. All’aumentare del numero delle persone anziane, grazie alle maggiori aspettative di vita, aumenta anche la percentuale femminile. Inoltre, spesso le persone in pensione si trasferiscono (o tornano) nelle Alpi. Le giovani donne, che un tempo si prendevano cura dei bambini e assistevano gli anziani, oggi lavorano in molti casi fuori casa. Si pone quindi la questione di come garantire il crescente fabbisogno di lavoro di cura e di assistenza.

“Rinascimento rurale”

Un fenomeno relativamente nuovo è la cosiddetta “amenity migration”: giovani cittadine e cittadini di posizione agiata cercano nuove forme di vita nelle Alpi, contribuendo così a una rivitalizzazione di villaggi di montagna periferici. Questo “rinascimento rurale” è iniziato nelle alpi occidentali, per poi diffondersi verso est. Grazie alle nuove tecnologie, molti dei nuovi abitanti delle Alpi lavorano a casa e si spostano tra diverse località di residenza. Questo fenomeno comporta un aumento del traffico nelle Alpi.

Nella regione alpina i giovani di provenienza urbana incontrano una popolazione rurale residente, immigrati di ritorno di una certa età e giovani intenzionati a lasciare il loro paese. Insieme gestiscono e plasmano il loro spazio vitale. Tutto ciò influenza in particolare il rapporto tra uomo e natura, il turismo, l’innovazione sociale, l’abitazione e il lavoro, la pianificazione territoriale.

Fonti ed ulteriori informazioni:

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Tendenza: Mediatizzazione

Il flusso di informazioni, il numero di canali e di utenti sono in continua crescita. Tutti possono intervenire in qualunque momento da ogni luogo. La democratizzazione dell’informazione ha i suoi aspetti negativi: i temi con una prospettiva a lungo termine vengono accantonati, e tra questi anche quelli relativi allo sviluppo sostenibile.

I media sono attori importanti nel processo di formazione dell’opinione in democrazia. Essi influenzano non solo l’opinione pubblica, ma anche il sistema politico. Grazie a Internet, oggi (teoricamente) tutti possono partecipare al dibattito pubblico. La velocità della diffusione delle informazioni aumenta costantemente, le informazioni si moltiplicano, per cui spesso si perde l’accesso diretto alle fonti. Nell’enorme flusso di informazioni le persone si interessano innanzitutto delle questioni che le toccano direttamente e/o le riguardano più da vicino.

Sottolineare l’impatto

I media tradizionali cercano di tenere il passo e si orientano all’umore del pubblico, mettendo così in gioco il loro ruolo di “quarto potere” dello Stato, che tradizionalmente affianca il potere legislativo, esecutivo e giudiziario. La battaglia per l’attenzione delle persone viene vinta daannunci sensazionali che si possono raccontare come storie corredate da immagini spettacolari. La conseguenza è che l’informazione si riduce a reportage scandalistici. Gli avvenimenti insoliti hanno maggiori possibilità di trovare spazio nei media rispetto a quelli ricorrenti nel lungo periodo. Perciò ai fenomeni marginali viene attribuita una maggior importanza rispetto alla normalità. Ad esempio, viene dato molto spazio alle catastrofi ambientali, mentre fenomeni a lenta e progressiva evoluzione, come il cambiamento climatico, o strategie orientate alla soluzione come lo sviluppo sostenibile, riescono a fare breccia solo con grande difficoltà.

È vero che dalla Conferenza di Rio del 1992 i media hanno dato un certo risalto alla questione della sostenibilità, in particolare alla sua dimensione sociale. Tuttavia la comunicazione pubblica è permeata da aspettative rivolte al comportamento individuale (e volontario), mentre i livelli superiori, della politica o dell’economia, solo raramente vengono interpellati. Allo stesso tempo non viene sufficientemente evidenziato il coinvolgimento personale, di modo che le persone sono portate a delegare la responsabilità allo Stato e alle imprese.

Per una pluralità di opinioni serve un panorama dei media diversificato

In generale si riscontra una “americanizzazione” del sistema dei media europei. Ciò comporta una liberalizzazione che attribuisce una maggiore importanza al profitto economico privato rispetto alla missione di fare informazione. L’autonomia e il pluralismo sono minacciati dalla concentrazione dei media: un giornale acquista un giornale, un giornale acquista una tipografia, un giornale acquista una televisione, un giornale acquista una società di vendita per corrispondenza online in Danimarca, compra una torrefazione di caffè in Africa, compra qualsiasi cosa da qualunque parte – oppure viene a sua volta acquistato.

La realtà costruita attraverso il resoconto dei media plasma la nostra percezione e la nostra opinione. Con alpMonitor la CIPRA intende colmare le lacune che si aprono in questo panorama e contribuire così a un processo di formazione dell’opinione più equilibrato. L’attenzione si concentra sui processi a lungo termine e i cambiamenti a progressione graduale. La consapevolezza di ciò consente di sollevare importanti domande relative a una serie di campi d’azione determinanti per il futuro delle Alpi: uomo e natura, turismo, abitazione e lavoro, innovazione sociale e pianificazione territoriale.

Fonti ed ulteriori informazioni:

  • Bonfadelli, Heinz (2007): Nachhaltigkeit als Herausforderung für Medien und Journalismus. In: Birbaumer, Nadja / Kaufmann-Hayoz, Ruth (Hrsg.): Nachhaltigkeitsforschung – Perspektiven der Sozial- und Geisteswissenschaften. Bern, S. 255-279.
  • Michelsen, Gerd / Godemann, Jasmin (Hrsg.): Handbuch Nachhaltigkeitskommunikation. Grundlagen und Praxis. 2., aktual. u. überarb. Aufl. München.
  • Meier, Klaus (2007): Journalistik. Konstanz.

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