Crescere a ogni costo?27/11/2009
Nuove idee per una diversa qualit? di vita nelle Alpi nell'era del dopo-petrolioBen 200 persone sono convenute a Gamprin nel Liechtenstein, dal 17 al 19 settembre, per assistere al corrente convegno annuale della CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) sul tema dalla crescita. Tutti hanno concordato che la crescita ? alla fine a causa delle risorse limitate. Le idee e le richieste su come si possa avviare un processo di decrescita ormai inevitabile sono molte. La CIPRA ha riassunto le pi? urgenti in un elenco di tesi. Tesi e richieste per il Convegno annuale della CIPRA 2009Nuove idee per appagamento, sussistenza e felicità La semplice ricetta secondo cui il benessere e la qualità della vita sono frutto della crescita economica sta rivelando sempre più i propri limiti. Il problema del clima e il Peak Oil ne sono due ottimi esempi. L’attuale crisi finanziaria ed economica rende urgente un approccio diverso e azioni nuove, aprendo dunque una nuova prospettiva che deve essere sfruttata. Rimanere nei vecchi binari e puntare a una crescita all’infinito non ha futuro, né a livello economico, né ecologico. Per sfuggire alla «coercizione della logica della crescita» c’è bisogno di nuove idee per l’appagamento, la sussistenza e la qualità della vita. Ciò vale anche per le Alpi. Le Alpi beneficiarie e vittime della crescita Senza dubbio molte località e regioni alpine hanno beneficiato della crescita di tipo convenzionale. Ma non c’è nemmeno alcun dubbio sui seguenti fatti: (1) che spesso i risultati economici diretti di una strategia della crescita siano sopravvalutati, mentre i costi (ad esempio per le infrastrutture) vengano sistematicamente sottovalutati, anche sull’arco alpino, dove i costi sono particolarmente gravosi. (2) Che nel corso dell’ultima fase di crescita gli squilibri economici nell’arco alpino siano aumentati. E (3), che trattandosi di ecosistemi sensibili, le Alpi siano particolarmente interessate dal cambiamento ecologico, con gravi conseguenze per la loro economia, la loro vita sociale e culturale. Non bastano piccole correzioni e qualche adattamento dell’attuale modello di crescita. È necessario invece un cambio di prospettiva radicale: una decrescita controllata nei Paesi industrializzati è indispensabile. 1. Contro l’obbligo di crescitaLa crescita economica obbligata rappresenta il nucleo della strategia di Lisbona dell’UE e su di essa continua a basarsi la politica regionale nelle Alpi. Essa prevede che il futuro delle zone di montagna venga garantito con l’ausilio di impulsi di crescita per i centri economici delle Alpi. Una tale politica economica e regionale, basata sul sempre maggiore consumo di risorse naturali e disposta ad accettare una continua distruzione del paesaggio, non contribuisce a risolvere la domanda del futuro ma è anzi parte del problema. Si richiede un fondamentale riorientamento della politica economica, che abbia come elementi centrali una riforma fiscale ecologica e una nuova politica per il clima. 2. Cicli economici regionali al posto dell’obbligo di crescitaInsieme alla politica economica, anche la politica regionale richiede un cambio di prospettiva che ponga al centro la promozione dei cicli economici regionali e che anteponga la qualità della sostenibilità alla mera quantità economica. Nel contesto regionale è più facile sostituire i servizi oggi quotabili a livello monetario con servizi non monetizzabili o di volontariato (ad esempio le borse di scambio a livello di assistenza a malati e anziani). Un’economia regionale consente di ridurre le distanze edi orientare la produzione in base al fabbisogno. In definitiva la riscoperta della regionalità può rafforzare contatti più stretti, amicizie e vicinati, facendo così arretrare il consumo materiale a favore dei rapporti umani e sociali. Una nuova politica economica e regionale della UE e dei Paesi alpini dovrebbe porre al centro il sostegno ai cicli economici regionali e forme economiche non monetarie. 3. Politica attiva dell’assetto territoriale invece della gestione del territorioIn molte regioni delle Alpi lo sviluppo del territorio è caratterizzato da una forte frammentazione insediativa e da un utilizzo poco efficiente e tutt’altro che ecologico. Nella migliore delle ipotesi, la moderna pianificazione territoriale si limita a coordinare e gestire le crescenti esigenze di territorio da parte di diversi gruppi di interessi. Per questa ragione è necessaria una politica attiva dell’assetto territoriale che intervenga e assicuri una gestione oculata degli spazi vitali ed economici nelle Alpi, peraltro sempre più scarsi. Questa deve prevedere una concentrazione coerente delle strutture insediative, la netta separazione fra zone edificabili e non, e l’arresto della costruzione di nuove infrastrutture ai fini turistici nel paesaggio aperto. Nell’ambito delle politiche territoriali alpine devono essere sviluppate visioni positive per regioni con economie decrescenti, che mettono al centro benessere e felicità. La riduzione di capacità sovradimensionate e la dismissione di infrastrutture non devono più essere un tabù. 4. Inversione di tendenza nel consumo di natura e paesaggioBenché la natura e il paesaggio rappresentino la risorsa più scarsa, ma anche il capitale più importante delle regioni alpine, essi rischiano di essere fortemente compromessi dall’utilizzo turistico, viario, edile, agricolo e industriale del territorio. La biodiversità è in forte calo. L’attuale crisi finanziaria ed economica dev’essere l’occasione per un’inversione di tendenza, possibile solo con un’efficace sensibilizzazione della popolazione. È perciò necessario che i Paesi alpini e gli enti locali rafforzino sensibilmente le politiche a favore della protezione della natura e del paesaggio. Attraverso in coinvolgimento della popolazione vanno create e curate aree protette di grandi dimensioni collegate fra loro. 5. Decrescita invece di crescita nel consumo di energia fossileNonostante l’energia idroelettrica e il grande potenziale delle altre energie rinnovabili, quali il legno, il sole, il vento e la geotermia, l’economia e la società alpina sono essenzialmente basate sul sempre maggiore consumo di combustibili fossili. Invece di crescere, il nostro consumo di energia dovrà diminuire. Il riferimento al riguardo è la visione della «Società da 2000 Watt». Il riorientamento della politica energetica deve partire dall’efficienza energetica (con ad esempio l’applicazione sistematica dello standard di casa passiva per edifici nuovi e opere di risanamento) e dagli incentivi alle energie rinnovabili. Il riorientamento della politica energetica della UE e dei Paesi alpini deve avvenire salvaguardando il più possibile il paesaggio e gli ecosistemi sensibili delle Alpi. Edifici nuovi e ristrutturazioni devono corrispondere a standard ben precisi. Le centrali nucleari non sono un’opzione per il futuro.
|
Documenti supplementari:
|